Giovanni Merlini, Sergio Ermotti e i Bitcoin: storia di un amore paradossale

Giovanni Merlini, Sergio Ermotti e i Bitcoin: storia di un amore paradossale

Dicembre 08, 2017 - 12:00

Il bitcoin, l'anonimato, la democrazia: Merlini e Ermotti la raccontano giusta?

Merlini e la lotta all’anonimato
“Si tratta quindi di arginare i rischi legati all'anonimato”. È così che il buon liberale Giovanni Merlini giustifica la volontà di mettere le briglie ai Bitcoin. Benvenuti nel futuro!
Aspetta aspetta, parliamo veramente di Giovanni Merlini?? Ma certo, colui che il 15 dicembre 2016 (nemmeno un anno fa, come corre veloce il tempo della politica) dichiarava a tio.ch che l'iniziativa sul segreto bancario è stata lanciata per “blindare il principio fondamentale per uno Stato liberale della privacy finanziaria”. Anonimato a corrente alternata, insomma.
Sindrome bipolare tipica da chi è infetto dall’ideologia liberale? Argomentazioni politiche pro-saccoccia-propria? Né l’una, né l’altra, anche perché fra tutti politici che conosco, Merlini è uno dei più seri nel suo lavoro. Peccato che fa gli interessi del grande capitale, e questo sì che è tipico del venticello liberale che soffia sull’economia svizzera.
 
Il futuro (Bitcoin) e il passato (il diritto)?
In realtà il futuro, ovvero la tecnologia blockchain (più sotto spiego un po’ di cosa si tratta) sta provocando un insieme di assurdità nel nostro mondo istituzionale che non toccano solo le frasi contraddittorie di Merlini.
Una brava studentessa, Maria Marta, mi spiegava ad esempio che il diritto tratta i Bitcoin come se si trattasse di un contratto di scambio (tecnicamente: permuta, o baratto). Il diritto è un sistema che purtroppo vive nel passato, sappiamo bene che è assurdo che ancora, 2017, i professoroni e i tribunali ritengano veramente che con i Bitcoin si faccia un baratto. È una mo-ne-ta. Solo che è incontrollabile, una moneta che non rientra nelle corde degli statalisti, una roba nuova che quando la cerchi di mettere nel sistema attuale – ups – non si riesce a concepirla.
Si tratta di una materia complessa, insomma, che le nostre corde sociali ancora non riescono a cogliere fino in fondo. Probabilmente anche perché il potere in questo momento si nutre di finzioni sociali che andrebbero messe in discussione. Difficile, nevvero?
 
A Merlini interessano i rapporti di potere?
Il problema serio di questa situazione è che nessuno ci riesce a spiegare quali siano i rapporti economici e di potere che possono essere sprigionati dai Bitcoin e dalla tecnologia blockchain. Tutti sembrano dirci che si tratta della più grande truffa della storia. Lo dice perfino il truffatore Jordan Belfort, 22 mesi dietro le sbarre, sul Financial Times. Ci dice il tagesanzeiger.ch che la FINMA sta dando un occhio alle criptovalute per capire se non ci siano rischi di catene di sant’Antonio. Stiglitz è iper-critico: alle criptovalute manca una funzione sociale, sono pericolose.
Talmente pericolose che Merlini invece di vietarle vuole una leggina dello Stato per gestire il flusso di capitale virtuale segreto. E se per il potere non sono da vietare, vuol dire che qualcuno di potente ci sta facendo i soldi. Gatta ci cova. Andiamo allora a vedere la voce di chi veramente conta nel nostro (malandato) sistema economico: il buon Sergione Ermotti.
 
L’UBS (e la Corea del Nord) investe in blockchain
Sergione è furbo. Da un lato ci ha tirato la supercazzola che i Bitcoin sarebbero simili alla bolla dei tulipani (i tulipani non sono una moneta di scambio!). Dall’altro annuncia che l’UBS sta investendo sulla tecnologia Blockchain (vedi questo servizio del TG della RSI). Cornuti e mazziati, si dice a Roma: da un lato dice a te di non investire nei Bitcoin perché è una truffa, dall’altro lui investe in blockchain. A proposito di Tulipani: siamo ancora sotto i 17 Franchi (70 Franchi nel 2007), vero?
La furbizia gioca però brutti scherzi anche a chi (soprattutto nell’estrema sinistra) vuole votare a favore della famosa iniziativa sulla Moneta intera: vogliono che solo la banca nazionale possa stampare denaro, anche quello “virtuale” che le banche producono per concedere i crediti.
Mah, sti comunisti: è notizia di ieri che il Venezuela ha tirato fuori dal cappello il “Petro”, ovvero una moneta digitale (anche la Fed americana vorrebbe farlo). La non tracciabilità del “Petro” permetterebbe infatti d’uscire dalla morsa delle sanzioni internazionali imposte sulla rivoluzione bolivariana. Nota bene: anche la Corea del Nord usa i Bitcoin per sfuggire alle sanzioni… altro che moneta intera!
 
E se la bolla esplode?
Chissà, magari la bolla Bitcoin esploderà davvero. Ne parlano tutti, effetto gregge, poi i fratelli Winklevoss usciranno, caduta della domanda, ecc. ecc.
Fa paura vero? Ma cosa non ci stanno dicendo, nel frattempo? Non ci dicono quello che anni fa mi raccontava un professore di fisica al liceo, appassionato di candele giapponesi e di valute: spiegava che non ci sono altri ambiti rischiosi in borsa come il forex. Insomma, da che mondo e mondo con le monete ci si perde già un sacco di soldi, siano esse virtuali oppure no. Non è che il Bitcoin cambia questa realtà economica.
Il problema vero è che noi di Bitcoin non ne sappiamo e non ci capiamo assolutamente niente. E quindi parliamo al vento, siamo un po’ come quei giuristi che pensano si tratti di un baratto. Mele e pere. E invece queste monete virtuali hanno un potenziale sociale di distruzione e ricreazione colossale.
 
Cosa mi ha spiegato l’amico ingegnere
Per questo sono andato da Alan, un mio amico ingegnere e economista, a farmi spiegare un po’. E devo dire: non ci ho capito un tubo. Riassumo però qui le cose che penso di avere imparato:

  • Non c’è una banca centrale che “stampa” i Bitcoin. I Bitcoin sono immutabili, non sono infiniti. C’è un limite a 21 milioni di Bitcoin, che ancora non sono stati emessi, quindi il numero attuale di Bitcoin aumenta pian piano nel tempo in ogni parte della Terra. Visto che non era abbastanza complicato così, alcuni hanno litigato e hanno creato un Bitcoin parallelo, molto più flessibile (ah!).
  • Il concetto centrale è il “mining”, ovvero andare in miniera, ovvero mettere in rete la propria scheda video del computer e farle calcolare un sacco di cose attraverso un programmino. Questo permette anche di produrre Bitcoin partendo dall’algoritmo base, creato da uno sconosciuto(!). Si tratta così di una sorta di “banca anonima decentralizzata”, dove però gli utenti sono tutti conosciuti e riconoscibili. E i Bitcoin che uno possiede sono così salvati contemporaneamente in tutti i computer che hanno partecipato al mining.
  • Non necessariamente ci sono intermediari, siccome la piattaforma è tutto il mondo, e non a caso stanno nascendo delle criptovalute senza commesse da pagare. Inoltre i Bitcoin sono soldi “veri”, sono nel tuo Wallet virtuale, non è come in banca che hai un credito del valore del tuo conto. Stanno comunque nascendo pure i futures sui Bitcoin, che invece sono delle promesse di pagamento.
  • Stiamo vivendo un update del concetto stesso di internet: i minatori votano. Internet diventa quindi un luogo di partecipazione, è una nuova forma di democrazia.
  • Per ora i Bitcoin sono esentasse, con tante grazie al principio che più ha, più paga. E considerando che ci sono sempre più miliardi di dollari nel mondo che circolano sottoforma di criptovalute, il concetto di forza economica e di equità fiscale sta letteralmente cambiando. Va però detto: i milionari che abitano in Ticino (difesi da avvocati liberali!) sono comunque dei gran menefreghisti che caragrazia danno l’obolo al fisco. Insomma la nostra sovranità fiscale è morta da tempo, quindi chissà che le criptovalute non diano nuovi spunti?

 
Alcuni rischi che mi sembra di intravvedere
Secondo me, in base a quel che son riuscito a capire, ci sono alcuni problemi maggiori:

  • Oggi il mining è sempre più caro, anche perché le potenze economiche (Ermotti docet) ci stanno investendo i milioni. Corriamo seriamente il rischio di veder reintrodotto il censo, ovvero il diritto di votare dato solo ai ricchi. Non a caso i Bitcoin piacciono tanto a Pamini!
  • Ci sono comunque molte criptovalute, non solo i Bitcoin. Vedi qui: https://coinmarketcap.com Ogni criptovaluta è diversa e funziona in modo diverso, ad esempio Ethereum è una currency che dà la possibilità di crearne altre. Ma come fa il piccolo risparmiatore a capire come muoversi nella giungla delle criptovalute e quindi a difendersi dagli squali?
  • Non è completamente sbagliato il problema posto da Merlini: come si fa a controllare i soldi delle mafie. Va pur detto che i socialisti sono decenni che chiedono di togliere il segreto bancario in Svizzera, cosa che i liberali han sempre rifiutato di fare.
  • È chiaro che si diventa ancor più dipendenti dal mondo virtuale rispetto alle banche, che comunque hanno delle strutture organizzative umane. E questo comporta una distanza ancora maggiore tra i cittadini e il sapere.

 
Il mondo virtuale, comunque un luogo ad alto potenziale di rischio
Uno dei problemi maggiori, secondo me, è comunque legato alla forza delle tecnologie virtuali. Come funzionano? Come ci si difende? Boh. Tutto è lasciato ai druidi informatici, i futuri Potenti della nostra era (non a caso ogni anno il Dipartimento militare forma 50 specialisti di guerra informatica, visto che le istituzioni svizzere subiscono attacchi quotidiani).
Non solo: che fare con le future intelligenze artificiali, anche loro attive sul mercato delle valute? Ragazzi, non è un caso che gli avvocati (Merlini ad esempio) corrano ai ripari chiedendo un rafforzamento del potere di controllo dello Stato: a causa della tecnologia il loro dominio sociale è messo gravemente in discussione.
Io penso bisognerebbe però fare un discorso diverso rispetto a quello di merlini: che forma avrà il nostro Stato del futuro, nella società virtuale? Che cosa è la sicurezza, che cosa è l’economia nell’era dell’iphone che salva (a Cupertino, USA!) i nostri dati biometrici senza neanche che questo ci dia un po’ di fastidio? Che competenze avranno i nostri avvocati del futuro? Che cosa sarà il diritto del futuro, considerando che il diritto attuale a malapena riesce a distinguere tra Bitcoin e mele, mentre in rete di sviluppa una democrazia virtuale alternativa?
Soprattutto: ha ancora senso lo Stato sociale così come concepito, o è meglio passare ad un reddito di cittadinanza che garantisca una nuova forma di accesso all’equità, alla ricchezza e al lavoro?
 
Comunque vale il principio: non date retta ai liberali
Dobbiamo chiederci con chiarezza: cosa è la democrazia oggi? Sappiamo che liberali e dall’UDC, che fanno leva con la forza economica, hanno cominciato a sputtanare i principi democratici già tempo fa. A loro non interessa il concetto che custodiamo in Svizzera di democrazia diretta universale, attenta al dialogo e alle minoranze. E quindi di sicuro non sono loro che possono condurre il discorso sulla democraticità delle criptovalute.
Rimane indubbio: i liberali e gli UDC, statalisti à la carte, rappresentanti di chi ha già il potere per continuare a mantenerlo, vanno “esclusi” da questo dibattito. Mentre va rapidamente creato, come già dissi tempo fa, un “partito pirata di sinistra”, qualcosa vicino al Chaos Club, che possa fare educazione e opinione pubblica su questi temi.
Perché dietro al discorso liberale sulla regolamentazione dei Bitcoin non c’è un’analisi sociale, né un’analisi della libertà. Manca soprattutto un’analisi della fiducia all’interno della cosiddetta “società del rischio”. Da loro c’è solo un certo odore di retropia e di mantenimento delle posizioni conservatrici, travestite da analisi della criminalità (comunque da sempre tutelata in Svizzera proprio con il segreto bancario!).
 
 
Filippo Contarini