Essere capitano della propria nave

Essere capitano della propria nave

Agosto 10, 2016 - 12:17

Ispirato al racconto di Joseph Conrad, Jeunesse ci presenta Zico, un novello Marlowe con tanta fretta di crescere che, imbarcatosi su una nave cargo al porto di Le Havre, è confrontato con le avversità che si abbattono sul mondo degli adulti.

 

Avvolto in una dimensione onirica, il primo lungometraggio di Julien Samani, mette in scena una storia tutta al maschile, dove i personaggi sono confrontati con un ambiente ostile e la sfida con sé stessi diventa una questione di sopravvivenza. 

Zico (Kevin Azaïs) è un ragazzo che sogna una vita diversa da quella che conduce. Il mare rappresenta per lui una via di fuga per realizzare i suoi sogni di giovane alla ricerca di fortuna. Non sa ancora che l'immensa distesa d'acqua lo costringerà a venire a patti con le proprie aspirazioni e le proprie paure, catapultandolo in una condizione di solitudine, in continuo duello con la morte.

In questo senso il confronto con l'esistenza spensierata dell'amico lasciato a terra getta una luce nuova sul protagonista di eroe romantico, che ha scelto di battere un'altra strada.

 

Samani con questo film costruisce una storia ben calibrata, dove i conflitti tra i membri dell'equipaggio e la ribellione de La Judée, la nave cargo che costituisce di per sé un personaggio, contribuiscono a creare una tensione che, come il mare, anche quando non infuria, cova sotto. 

Una recitazione ben calibrata, con una nota di merito all'attore protagonista Kévin Azaïs che, nell'interpretazione di Zico, riesce a fondere candore ed energia, collera e dolcezza, realizzando un personaggio sfaccettato e credibile. 

Pure il montaggio si allinea con il succedersi della storia: alternando momenti concitati con altri di calma (apparente), esso conferisce ritmo alla pellicola.