Dal “Malleus Maleficarum” a “Dike 2.0”: i necessari 5 minuti di autocritica

Dal “Malleus Maleficarum” a “Dike 2.0”: i necessari 5 minuti di autocritica

Gennaio 06, 2018 - 16:50

Dolcetti o carbone? Abbiamo fatto i bravi, Ticinotoday ed io, a offrirvi questa rubrica, il Malleus Maleficarum, nel 2017? È una domanda che dopo un anno e 56 contributi scritti bisogna porsi – e che tentando un po’ di autocritica ci stiamo ponendo.

Cosa voleva essere il Malleus
Scrivevo un anno fa, motivando il nome della rubrica Malleus Maleficarum: “Stiamo entrando in un mondo nuovo, da noi particolarmente decadente ed antidemocratico. Le streghe siamo noi, che accettiamo la banalità della velocità virtuale del mondo contemporaneo”.
In questo 2017 ho cercato di scavare dentro a quella velocità e contemporaneamente ho cercato di “lavorare sulla lingua”, ovvero ho cercato di trasmettere attraverso parole accessibili alcune teorie mediatiche. Se volete rivedere una rassegna di tutti i miei articoli del Malleus, potete guardare questa pagina.
Non sempre ci sono riuscito, purtroppo. E mia madre (che non è un figura retorica à la Alex Pedrazzini, è proprio la mia cara mamma) mi ha spesso criticato usando la triade: troppo lungo, troppo complicato, troppe citazioni. Per contro penso di essere riuscito ad evitare di fare il controcanto ad alcuni moralisti degli altri siti di informazione ticinesi. E devo ringraziare Ticinotoday, che mi ha sempre tenuto lontano da una logica consumista basata sui famosi “clic”.
 
I santoni e la scienza degli esperti
Chi legge una rubrica virtuale è, evidentemente, sconosciuto allo scrittore. Dovendo andare avanti “a casaccio” inizialmente la mia logica era quindi piuttosto elitaria: il “mio pubblico” doveva essere qualcuno che potesse anche farmi da “antenna”. Giornalisti, altri opinion makers, politici, eccetera. Ma un fatto accaduto mi ha portato, nei mesi, a cambiare atteggiamento. Mi ha indicato una nuova strada, più difficile e avventurosa, ma forse pure più utile.
Chi mi segue si ricorderà l’articolo doppio su Franco Cavalli e il populismo. Scrivevo allora: “ho sofferto quando ho sentito la santona vegana accusare Cavalli di essere un uomo dell’industria farmaceutica. Avrei voluto spaccare il televisore. Tante cose si possono dire contro Franco, ma non di essere da quella parte. È un insulto alla sua storia, alla sua professione, alla sua etica”.
Il problema di fondo è il rapporto che la nostra società ha con il sapere. Un sapere che ormai non è più di esclusivo dominio dei sapienti, ma è ritrovabile attraverso i motori di ricerca, attraverso Wikipedia, attraverso le banche dati. Abbiamo di fronte una società che, nella sua non-scientificità, nella decontestualizzazione delle fonti informative, è nelle condizioni di trovare on-line similrisposte facili a problemi scientifici complessi. Il tutto creando un mondo senza tempo e senza storia.
 
La fuga nell’improbabile e la confusione degli stessi scienziati
Quello che una volta era rappresentato dai preti, ovvero la fuga nell’improbabile, ora è quindi rappresentato dai santoni: finti esperti che creano finte connessioni logiche. Ma giocano (a differenza dei preti) nello stesso campo semantico dello scienziato. Sui labili confini tra scienza e fiducia e fra scienza e verità.
La scienza in questo non sa come porsi. Gli scienziati non aprono il loro mondo conflittuale all’esterno. Si ergono dall’alto sul popolo, cercano pulpiti. Anche laddove lo fanno per il popolo e a nome del popolo. E il popolo purtroppo gioca a questo gioco, sceglie in base a quello che vuole sentirsi dire, non in base ai criteri che usano gli scienziati fra loro per capire chi è più autorevole.
Guardate ad esempio la discussione sul pacchetto fiscale-sociale: lasciando stare il fatto che una parte del PS è incazzato come una biscia con Bertoli, ben sappiamo che tantissimi hanno seguito le parole dell’esperto Sergio Rossi. Ma saremmo veramente ingenui a ignorare lo scontro in atto tra “cattedre” post-keynesiane, tra i Mauro Baranzini e i Sergio Rossi. Perché c’è questo scontro? Come è possibile che due scienziati di peso come loro dicano cose così diverse fra loro? Domande a cui non mi pare qualcuno cerchi di dare risposte serie (e non ideologiche).
 
Mancano i mediatori
Purtroppo un po’ dappertutto manca qualcuno che dia gli strumenti per capire le contraddizioni fra scienziati, per disarcionarli dal loro elitismo. Per la democrazia è un disastro: la post-politica grillina (ma pure leghista) fa il 35% atteggiandosi a anti-sistema, senza tempo e senza storia. Il famoso “rigurgito contro l’élite” è anche una messa in questione della scienza e del sapere in quanto strutture gerarchiche e incomprensibili. Ha poco a vedere con la politica stessa, ha radici sociali che non sono ritrovabili nel famoso scontro capitalismo-anticapitalismo.
Il ruolo di mediatore scientifico è, secondo me, proprio uno dei ruoli che nella società della comunicazione veloce va scoperto, creato e coltivato. Io mi ci cimenterò su ticinotoday, nell’ambito di una materia molto tecnica: il diritto. Ci provo nella mia posizione di non-più-giurista, di teorico del diritto. Si può dire che sono “un esterno che osserva”. Non sono un avvocato, ma studio le teorie di come si muovono gli avvocati.
 
Ordinare l’accumulazione di informazioni, non addomesticare le persone
Nella società del sapere accessibile bisogna aiutare ad ordinare l’accumulazione di informazioni. Stando però ben lontani dalla logica dell’addomesticare, come invece cercano oggi di fare i giornali e i siti borghesi. Ticinotoday lavora moltissimo per un giornalismo consapevole di questa post-modernità, infatti invece di ripetere un’informazione che tutti danno crea le strutture per ordinarla, per capirla (cosa che ad esempio sta cercando di fare anche ilpost.it).
Io sto al gioco e cerco di innovarmi con loro. Per sottolineare questa novità passerò dal testo al video. Uno dei miei obiettivi è creare una piattaforma interattiva, non sarà facile. Tratterò comunque decisamente meno temi politici rispetto a quanto fatto finora. Ma non vi preoccupate, mai sarò neutrale: oggi è necessario creare le basi di una nuova anarchia 2.0, di un Movimento pirata, spero di poter dare il mio contributo.
La nuova rubrica si chiamerà “Dike 2.0”. Dike era una Ora, una figura mitologica figlia di Zeus e Temi, aveva a che fare con la giustizia e con la colpa. La dea del diritto, insomma. Eppure oggi parlare del diritto significa parlare anche del Potere, oltre che della sua tecnica. Per questo lo strumento che userò all’inizio sarà l’analisi di sentenze del Tribunale federale, dove il Potere giuridico trova la sua massima espressione.
Sperando di avere anche il vostro supporto sottoforma di (dure) critiche e proposte di miglioramento, care lettrici e cari lettori, vi auguro un buon 2018!
 
 
Filippo Contarini