Dagospia, la boulevardizzazione e il collasso della civiltà

Dagospia, la boulevardizzazione e il collasso della civiltà

Luglio 01, 2017 - 18:40

Il successo di Dagospia, fra immagini porno, gif e fotomontaggi. Intanto avanza la post-democrazia...

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Il motivo non è solo che io sono una lavandaia imbarazzante (d’altronde per fare un po’ di storia del diritto bisogna essere smaliziati), ma anche e soprattutto perché sono molto interessato alle evoluzioni nella comunicazione digitale. Dagospia è cambiato tantissimo in questi anni. Se una decina di anni fa era effettivamente solo un sito di gossip, con la pornificazione e l’esplosione della telefonia mobile ultraveloce sono riusciti a rivoluzionare il sito, rendendolo un pilastro portante del panorama informativo italiano.
 
 
In Ticino lo si conosce – e lo si scopiazza
D’altronde anche in Ticino si conosce benissimo Dagospia, o perlomeno si conoscono i suoi contenuti. Da parecchi mesi liberatv.ch riprende almeno un articolo al giorno da Dagospia e da alcune settimane hanno cominciato a farlo anche ticinolibero.ch e tio.ch.
Si tratta di un giornalismo borderline, non molto etico, perché non va a fiutare nei meandri della rete per scovare qualcosa di interessante e informare, quanto piuttosto vivacchia sulle pensate giornalistiche degli altri (senza renderne attenti i lettori). Fanno insomma come Chiara Ferragni.
Ticinotoday, che invece è un sito responsabile, fa ricerca con sudore quotidiano e se non sono agenzie stampa cerca sempre di riportare da dove gli è arrivata l’idea di pubblicare quella o questa notizia.
 
 
Dagospia ha fatto il botto
Ieri Dagospia ha tirato le autodichiarate 2'100'000 visualizzazioni (suppongo compresi gli autoricaricamenti della pagina). Numeri veri o pompati che siano (anche in Ticino lo si è fatto nella carta stampata, ricordate?), rimangono cifre impressionanti soprattutto se si pensa a cosa si propone. Dagospia infatti è composto infatti in particolare da questi tipi di articoli:

  • Ripubblicazioni di articoli apparsi su altri siti, suddivisi in:
    • economici
    • politici
    • realtà mediatica, in particolare televisiva
    • Cronaca nera
    • Guerra
    • Arte spettacolarizzata
  • Per gli USA hanno un’inviata speciale
  • Le Gossippate di Dandolo (pietoso tra l’altro quando fece l’articolo in cui sosteneva che non avrebbe più parlato di Belen, per poi ritrovarlo a parlare di Belen, evidentemente economicamente a qualcuno questa cosa faceva male)
  • Gli articoli porno
  • Alcuni contributi di opinionisti
  • Le lettere dei lettori (acide)
  • Articolacci su un’incerta storia del nazismo/fascismo/comunismo
  • Schadenfreude quotidiana di notizie trovate sui social media
  • Articoli vecchi (cosa di cui ho già parlato riferendomi a “ticinoolds.ch”)
  • Rarissime dagonote, che assomigliano più a pizzini che altro.

 
Boulevardizzazione e immagine
Si tratta di boulevardizzazione all’ennesima potenza, dove praticamente tutto è spettacolarizzato (Guy Debord) anche se non sembrava fosse possibile, ad esempio gli intrighi nei CdA delle banche!
La tecnologia viene peraltro in aiuto, dando molta importanza al lato dell’immagine. C’è quindi molta abbondanza di:

  • Immagini pornografiche o comunque sessuali (p.e. un ingrandimento delle zone basse di Renzi quando si scrive un articolo su Renzi)
  • Fotomontaggi abbastanza feroci
  • Gif che rendono la notizia con un effetto push, di solito particolarmente macabre o perverse. Con la grande differenza rispetto ai video che non le puoi fermare e quindi sei “costretto” a guardarti il tizio che viene investito piuttosto che sparato o vattelappesca.

Lo slogan di Roberto D’agostino è il titolo di una sua conferenza (che purtroppo non son potuto andare a vedere): “scrivo fotografia”
 
 
Boulevardizzazione, cinismo e ambiguità
Da bambino ho giocato moltissimo a GTA. Sono convinto che fosse assolutamente molto meno atroce che guardarsi ogni giorno Dagospia, il livello di cinismo a cui ci si sta abituando era inimmaginabile fino a poco tempo fa.
L’ambiguità sessuale del sito è pure una cosa che mi dà molto da pensare. Se da un lato Dago si dimostra contro le tabuizzazioni e si schiera apertamente per il genderismo, dall’altro usa una comunicazione visuale di esaltazione del sedere femminile e dell’oggettificazione sessuale della donna, così come dell’immagine del maschio alfa sessualmente prestante.
Ecco, è probabilmente l’ambiguità del messaggio la cosa più indecifrabile di Dagospia. Non è un sito di destra (come è invece Liberatv, ad esempio), ma nemmeno è un sito progressista. È per contro di sicuro un sito economicizzato che sebbene faccia anche discorsi di sinistra risponde appieno alle logiche egemoniche capitalistiche.
 
 
Quale velocità per quale capitalismo?
Il problema è che probabilmente i concetti stessi di “capitalismo” e di “anticapitalismo” nel mondo globalizzato non vanno più bene. Oggi la differenza spazio-tempo sta cambiando la sua matrice ontologica.
Dagospia ne è un esempio, è in ogni tasca, sui nostri schermi del natel, riproducente un prodotto composto da altri in qualsiasi parte del mondo. Tutto lo schema piramidale della produzione e dell’informazione non funzionano più, lo schema governo-opposizione non funziona, lo schema potere-massa non funziona.
Noi cominceremo progressivamente ad analizzare più in dettaglio il fenomeno Dagospia per riuscire a dipanare qualcosa di fronte ai rischi e agli stimoli del contemporaneo. Un’analisi che, d’altronde, va fatta in fretta.
Perché se è vero che la sinistra oggi è tutta eccitata di fronte all’ingiustizia di 34 persone lasciate a casa stanno (giustamente) scioperando e erge questa cosa a bandiera politica contemporanea, nessuno si è accorto che la Francia accanto a noi forse presenta problemi di cui bisogna cominciare a discutere seriamente.
Perché se una potenza atomica elegge uno sconosciuto come presidente della Repubblica e riempie un parlamento di altrettanto sconosciuti dandogli una maggioranza bulgara, tutto questo senza che nemmeno il 50% dei (pochi) aventi diritti di voto abbia partecipato alle elezioni, ebbene se succede questo possiamo cominciare a parlare di collasso della nostra civiltà.
Benvenuti nella post-democrazia, signore e signori.
 
 
Filippo Contarini