Chiude il concorso internazionale di questa 69° edizione del Festival del Film di Locarno il giapponese Bangkok Nites

Chiude il concorso internazionale di questa 69° edizione del Festival del Film di Locarno il giapponese Bangkok Nites

Agosto 12, 2016 - 11:56

 
Diretto dal regista Katsuya Tomita, già presente a Locarno nel 2011 con il film Saudade, il film in concorso vuole essere, tra le altre cose, un affresco degli ultimi settant’anni di storia del sud-est asiatico.

 
Bangkok è una megalopoli in continua espansione. Nella via Thaniya, quartiere a luci rosse destinato alla clientela giapponese, vive Luck una delle regine del quartiere, che attraverso il suo lavoro mantiene l’intera famiglia che vive in una provincia del nord-est della Tailandia, al confine con il Laos.
Un giorno Luck incontra Ozawa (ruolo interpretato dal regista) un suo vecchio cliente ed ex soldato delle Forze giapponesi di autodifesa, di cui Luck si era innamorata qualche anno prima. Ozawa deve raggiungere il Laos, perciò la ragazza decide di accompagnarlo per fargli conoscere la propria famiglia.
 
La coppia Katsuya Tomita e Toranosuke Aizawa, che in passato ha già firmato la sceneggiatura di Off Highway (2007) e Saudade (2011), costruisce un film che gioca su tre assi tematici: la prostituzione, la droga e la guerra.
 
Alle paillettes, il lusso e i colori sgargianti dei quartieri a luci rosse di Bangkok si alterna la campagna della regione di Isan, da cui proviene Luck e con lei la maggior parte delle prostitute della capitale tailandese, ai crateri lasciati dalle bombe americane lanciate nella regione durante la guerra con il Vietnam.
 
Ciò che non convince di questa pellicola è l’insistenza con cui questi elementi tornano nel film, uguali a sé stessi, per ben 183 minuti.
Questa ripetitività non contribuisce a conferire una maggiore pregnanza di significato, ma solo lentezza e noia agli occhi dello spettatore e annacquano l’incisività delle riflessioni che il film propone, come quelle sui conflitti succedutisi nel sud-est asiatico (Cambogia e Vietnam, ma anche Seconda Guerra Mondiale).
Il fatto, inoltre, di inframezzare il film a vere e proprie sequenze da videoclip non giova alla compattezza della storia né all’omogeneità dello stile.