Chi deve produrre i nostri soldi?

Chi deve produrre i nostri soldi?

Maggio 28, 2018 - 16:42

L’iniziativa sulla moneta intera e il problema Bitcoin.
 

Mondi – o generazioni? – a confronto
State attenti alle date: il 3 giugno 2014 un comitato di persone d’età media fra i 60 e i 70 anni cominciava a raccogliere le firme per l’iniziativa Moneta intera. Dopo decenni, finalmente il popolo contro le banche!
Poi pochi mesi dopo, nel gennaio del 2015, Wired annunciava che Blockchain era ormai arrivato alla fase 2.0.
Parliamo, come ormai tutti sanno, della tecnologia che ha fatto scoprire al mondo il potenziale di Bitcoin (NB io non possiedo ancora moneta virtuale).
Con Bitcoin cambia tutto?
L’iniziativa vuole vietare la moneta scritturale, ovvero quella non stampata dalla banca centrale. Vuole impedire che le banche creino moneta fra loro facendosi prestiti esistenti solo sui bilanci.
Ma cosa cambia fra la moneta delle banche e quella Bitcoin? Le differenze maggiori sono che la moneta delle banche è nazionale, essa è quindi è legata alla legge e alla struttura di fiducia legata agli Stati. Non bisogna comunque ingannarsi: anche la banca centrale crea denaro dal nulla “stampandolo” sui suoi computer.
I miners (quelli che producono Bitcoin) non sottostanno invece alla legge sulle banche. In effetti non è chiaro a nessuno giuridicamente cosa sia Bitcoin. E nessuno sa su cosa si basi la fiducia nella blockchain. Anche loro, come la banca centrale, creano denaro dal nulla: lo “minano” (causando, invero, problemi ecologici siccome ci vuole molta elettricità).
Ma Bitcoin ha poco a che vedere con la vecchia idea di soldi, la sua produzione è capillare e quasi incontrollabile – oppure controllabile da potenze che però non fanno da intermediari del credito come le banche.
La novità sociale di Blockchain: cambia il medium, arrivano gli sciamani
Blockchain ha il potenziale per mettere in discussione la nostra società, intaccando il sistema economico decisamente più a fondo di qualsiasi marxista.
Se fino a ieri le lettere di credito (e i soldi) si basavano su attestati cartacei a cui era data fiducia sociale, ora la fiducia è riposta in un algoritmo virtuale.
La differenza è colossale: la testualità è fisica e vale anche come prova giuridica. E io posso bruciare una banconota. L’algoritmo io invece non so cosa sia: non lo so leggere. E se anche lo so leggere non lo so scrivere. E se anche lo so scrivere, non posso intervenire se è salvato contemporaneamente su tutti i computer. Non posso bruciarlo.
L’algoritmo, questa è la cosa interessante: è sia medium, sia contenuto del messaggio. Il codice è uno solo. Invece la cambiale di credito è carta su cui sta scritto un messaggio, non è lei stessa un messaggio.
La fiducia nella carta è una fiducia nel potente, che usa la stessa lingua di comunicazione del suddito. È gerarchica. L’ipotesi è che la fiducia nell’algoritmo è invece riposta da entrambi in un terzo soggetto, nell’informatico. Che è una persona terza, che conosce una lingua inaccessibile e che ha un orizzonte architettonico completamente virtuale e immaginifico. L’informatico (per ora) non a caso è un nerd: sebbene sia potentissimo è socialmente considerato parte del popolo, non dell’élite. Si tratta di uno stregone postmoderno, un druido del 21° secolo, lo sciamano della magia che avviene sui vostri schermi.
Stampa bello, stampa!
Torniam alla Moneta intera. Quando compri una casa la banca ti dà il denaro se tu le dài una garanzia. Da dove ti dà quel denaro? Lo prende in prestito dalla banca nazionale. Poi lo dà alla banca di chi ti ha venduto la casa. Quella banca lo riusa per un altro investimento, ma nel frattempo ha scritto sui libri contabili che il venditore ha ricevuto il denaro. Et voilà! Hai due volte il denaro!
Ora: cosa vuole l’iniziativa? Siccome le regole internazionali della contabilità non sono materia costituzionale svizzera, vuole aggirare il problema. E ci porta quindi a votare per dire che il denaro devi sempre prenderlo da zero dalla banca nazionale.
Cosa non dice l’iniziativa? Che anche la banca nazionale lo stampa dal nulla!
Entrambi i modi di produrre denaro (quello della banca nazionale e quello delle regole contabili) sono controllati dalla fiducia presente nel sistema. La banca centrale però non ha (in teoria, si pensi al quantitative easing della BCE) il ruolo di investire nella finanza. Mentre le banche private fanno i soldi con la finanza piuttosto che con la produzione reale. E questo dà fastidio agli iniziativisti.
È un’iniziativa anti-banchieri privati
L’iniziativa sulla Moneta intera dice questo: le banche devono prendere dalla banca centrale svizzera i soldi che questa produce dal nulla. Poi quelle possono finanziare un’operazione economica.
L’iniziativa vuole quindi due cose: anzitutto che la produzione di denaro dal nulla sia centralizzata. Poi vogliono (senza dirlo) che Thomas Jordan (il presidente della BNS) controlli la fiducia economica nazionale. P.e. dovrà (volente o nolente) controllare le strategie commerciali di Ermotti e dell’UBS: “come userai quei soldi? A chi li darai? Non farci speculazione eh”.
Io penso che sia giusto controllare Ermotti, chiariamoci, ma qua si mettono in discussione anche il ruolo della FINMA e della Borsa. Nonché si suggerisce che la banca centrale sa meglio delle banche locali come vada investito il denaro.
È evidente che l’iniziativa non dice tutto quello che vuole, ma se venisse accolta lo otterrebbe. Si tratta di un gioco democratico border line.
Comunque non tutto il male viene per nuocere: potremmo anche sostenere che in fondo una centralizzazione del controllo strategico del sistema economico svizzero ci sta bene.
Quella crisi del 2008 e le colpe delle banche
Ma nell’iniziativa manca qualcosa: l’aspetto umano-politico. C’è infatti una profonda umanità nelle cause della crisi del 2008, quella che ha fatto crollare la fiducia nei banchieri.
Il sistema si bloccò perché le banche avevano smesso di prestarsi soldi fra loro, ma era la fine di una reazione a catena. Certo, una crisi di eccesso di produzione, ma si sommava ad un’assurda avidità di utili che aveva occultato i crediti subprime a rischio grazie a una valutazione troppo favorevole sui prodotti strutturati in cui erano inseriti (v. qui uno schemino di Wikipedia).
Dalle notizie che abbiamo fino ad oggi, quel rischio era stato favorito da un controllo politico lacunoso sulle banche e non dalle politiche di sostegno all’acquisto della casa.
Ma il problema sta anche nel fatto che i prodotti che contenevano i subprime erano semplicemente troppo complessi per il sistema economico ancora gestito da operatori “vecchia maniera”. Erano tutti troppo fiduciosi di fronte al nuovo mercato finanziario super-complesso e super in boom.
L’élite bancaria, completamente autoreferenziale
L’attività finanziaria non è un male in sé: è una copertura del rischio di fronte a un futuro incerto. Keynes stesso fece i soldi con la speculazione in borsa.
Il problema è che il futuro è incerto: di chi ci si può fidare? Fate caso al “direttore di banca tipico”: vicino al PLR, quadro dell’esercito, workaholik, difensore dell’ideologia del successo, avido con gli altri, spendaccione in cazzate per sé, parla solo con gente dell’economia o con politici, è tendenzialmente sessista.
Autoelogio e Martini-club: questi sono i nostri banchieri. E piacciono al popolino, nevvero?
Tutti pronti a lucidar loro le scarpe. Poi quello stesso popolino ha scoperto che i soldi investiti nelle azioni delle nostre belle banche puff, si sono dimezzati. E allora dagli ai banchieri. È la democrazia bellezza.
Il popolo cerca sempre agnelli sacrificali per non notare ogni tanto quanta idiozia ci sia dietro al proprio conformismo. Ma ora dobbiamo anche chiederci: quanta umanità vogliamo cancellare dietro l’idea che abbiamo dell’attività finanziaria? Quanto è un problema sistemico e quanto invece è psicologico? La cupidigia dell’investitore e quel senso di onnipotenza che ha quando vince, rifiutando di coprirsi la schiena, è solo dell’investitore o anche del popolino?
L’iniziativa statalizza, ma tocca i problemi umani del sistema?
L’iniziativa, come detto, non tratta il modo in cui sono gestite le banche. E nemmeno tocca le regole contabili. Vuole farlo però indirettamente, dando tutto in mano alla banca nazionale.
Vuole statalizzare il problema della lacuna democratica di un popolo che si fida troppo dei banchieri.
La domanda che dobbiamo porci è chiarissima: la banca nazionale è il player giusto per questo lavoro? Ricordiamoci che il PLR è un partito economicamente liberista, ma intimamente e storicamente statalista. Prima ancora di essere investitori, i quadri di UBS erano anche quadri dell’esercito e quadri dei partiti politici conservatori-borghesi. Liberali che giocano con le commesse pubbliche, con i favori agli amici deli amici, con la speculazione edilizia e finanziaria, con l’ambiente.
La crisi è stata d’altronde anche favorita dalle ideologie dalla Mecca della finanza globale, chiedere dalle parti di San Gallo. Non a caso proprio Peter Ulrich, ex professore sangallese molto critico nei confronti della sua Università, è membro dell’iniziativa Moneta Intera.
Insomma: dobbiamo chiederci se per controllare Ermotti e compagnia bella quello che bisogna fare è dare tutto in mano a un organo centrale dello Stato a dominazione liberale. Che tra l’altro avrà la possibilità di stampare à volonté denaro dal nulla!
Idealismo vs. realtà: arrivano i Bitcoin
Bisogna dirlo: la proposta dell’Iniziativa Moneta Intera è l’unica proposta concreta che arriva sul tavolo della democrazia diretta da anni a questa parte. Non lo so ancora se voterò sì o no all’iniziativa.
Di sicuro, se voterò sì, lo farò con un groppo in gola, siccome il grande rischio è far rimanere nella rete del divieto di moneta scritturale anche il Bitcoin.
Vorrei avere le certezze ideologiche dei sessantenni che hanno proposto l’iniziativa di fronte al futuro che ci si pone di fronte. Eppure mi sembra assurdo fermare quel mondo di druidi informatici. Soprattutto perché nell’era di Blockchain la grande sfida del nostro tempo, anche a sinistra, è riuscire a superare le nazioni.
Passare dal libro al codice virtuale – questo è il nuovo mondo.
Un mondo mostruoso? Non lo so, ma ho come l’idea che la Moneta Intera sia semplicemente rimasta indietro, semplicemente retropica.
Come se fosse un pericolo per quel sogno informatico progressista. Ma è anche vero che forse sono solo un sognatore.
 

Filippo Contarini, Lucerna