Botta e risposta fra leghisti

Botta e risposta fra leghisti

Gennaio 12, 2018 - 11:34
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Il governatore della Lobardia Roberto Maroni all'attacco del segretario della Lega Nord: "da leninista, non posso sopportare di essere trattato con metodi stalinisti".

Che fra il segretario della Lega Nord Matteo Salvini e il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni non vi fosse sempre unità d'intenti era noto. Ora, dopo l'annuncio che Maroni non si ripresenterà alla guida della Lombardia, si è giunti allo scontro pubblico a mezzo stampa.
"Se lasci il tuo incarico in Regione Lombardia, che vale molto più di tanti ministeri, evidentemente in politica non puoi più fare altro", aveva detto Matteo Salvini, con l'intento di affossare qualsiasi ipotesi che Maroni potesse assumere un incarico nel futuro Governo italiano che emergerà dopo il voto del 4 marzo.
Ora Maroni replica, intervistato dal Il Foglio. "Io sono una persona leale. Sosterrò il segretario del mio partito. Lo sosterrò come candidato premier. Ma da leninista, non posso sopportare di essere trattato con metodi stalinisti e di diventare un bersaglio mediatico solo perché a detta di qualcuno potrei essere un rischio". Maroni, con un passato in Democrazia Proletaria, prima di incontrare sulla sua strada Umberto Bossi, consiglia al suo segretario "non solo di ricordare che fine ha fatto Stalin e che fine ha fatto Lenin ma anche di rileggersi un vecchio testo di Lenin. Ricordate? L'estremismo è la malattia infantile del comunismo. Se solo volessimo aggiornarlo ai nostri giorni dovremmo dire che l'estremismo è la malattia infantile della politica (probabilmente anche Salvini conosce quel testo, essendo stato fondatore e leader dei "Comunisti padani", corrente di "sinistra" della Lega Nord, ndr)".
"Devo anche riconoscere", ha proseguito Maroni,  "che in questi giorni sono stato massacrato dai miei compagni di squadra, che hanno scelto di dare alla mia vita nuova un'interpretazione del tutto arbitraria, mentre sono stato ricoperto di affetto e amicizia da un mondo politico lontano da me, e questo mi ha colpito". In particolare Maroni cita un messaggio del segretario del Pd Matteo Renzi e una telefonata con l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.