1000 chilometri, un patrimonio comune

1000 chilometri, un patrimonio comune

Dicembre 20, 2017 - 12:30

La Bainvegni Fugitiv March è come una bomba nel mare dell'indifferenza.

La marcia di Lisa Bosia, o meglio: la Bainvegni Fugitiv March, è stata un’attività collettiva, la creazione di un collettivo, un bene comune vissuto. “Doing Lisa”, verrebbe da dirsi! Io ho potuto solo portare il mio saluto a Zurigo, non ho marciato con loro. Ma voglio comunicare la mia ammirazione verso un’azione che ha dell’incredibile.
Lisa, Egea, Denis, sono solo gli strenui volti di un grande movimento di senza voce. I migranti, le cittadine e i cittadini comuni che si impegnano nel quotidiano, le attiviste e gli attivisti che nel silenzio dell’attenzione mediatica si impegnano per rendere sostenibile la vita delle persone dimenticate dalla società bling-bling.
Aspetta, te lo spiego di nuovo: hanno camminato per 1000 kilometri lungo i confini della Svizzera per due mesi, portando con sé un messaggio di accoglienza e di apertura. Con loro si sono aggiunte in ogni tappa persone in qualsiasi condizione: dalla massaia di paese al migrante già integrato, dal giovane attivista al gesuita impegnato, dalla migrante appena arrivata in Svizzera al disoccupato che vuole dare il suo messaggio di solidarietà.
Come una spina dorsale in cammino, la Bainvegni Fugitiv March ha radunato migliaia di persone sul suo cammino, che ogni sera hanno nei vari paesi e città organizzato cene, eventi, attività per accogliere la marcia. Noi non siamo più abituati a fare le cose. Il benessere e, oggi, il mondo virtuale ci hanno fatto dimenticare che per stare con la gente bisogna starci, con la gente.
Questo è attivismo, è politica vera. Per costruire una spina dorsale di un messaggio comune, esso va fisicamente portato di porta in porta, di bocca in bocca. Sbaglia chi personalizza la marcia di Lisa, Egea, Denis e gli altri. Sbaglia chi dice: “la marcia di Lisa”, come ho (giornalisticamente) scritto in apertura di questo articolo. Perché la Bainvegni Fugitiv March è un patrimonio per noi tutti sganciato come una bomba nel mare dell’indifferenza che ci contraddistingue.
Umiltà. Questa è la cifra di Lisa, Egea, Denis e tutte e tutti gli altri. Non impongono il loro messaggio, lo cantano. Non pretendono ospitalità, la chiedono sottovoce. Qualcuno non gliela dà, qualcuno gliela dà, talvolta persino troppi gruppi gliela danno contemporaneamente. Scopriamo che nel loro penultimo pezzo di strada, quello dal Vallese al Ticino, la polizia ha vietato loro di attraversare la Nufenen a piedi. È paradossale. Mi viene in mente la storia di quella famiglia ucraina bloccata nella neve sul Monte Lema nel 2008. Facile dimenticarsene, vero? Madre 47enne, 5 figli. La disperazione ti spinge anche a questo.
Quando si parla della Bainvegni Fugitiv March bisogna portare rispetto. È un rispetto che parte anzitutto dalla nostra cultura: i nostri nonni partivano dalla nostra terra, anche in inverno, ed è solo grazie al rispetto di chi incontravano sul loro cammino che han potuto inviare le rimesse in patria.
Sui 1000 franchi di Ghiringhelli per i frati cappuccini, permettetemi di dire questo: “un bel tacer non fu mai scritto”. Con le sue solite fregnacce Ghiringhelli è riuscito a strumentalizzare pure una marcia pacifica, di un gruppo che gratuitamente è riuscito a trovare accoglienza su tutto il territorio svizzero. Giù due dita Ghiro! Stavolta non si tratta dei tuoi articoletti e codicilli da azzeccagarbugli. Stavolta prova ad emozionarti di fronte a cosa è capace il nudo corpo, massacrato dalla biopolitica, che grazie alla sola solidarietà della gente comune riesce a superare difficoltà a prima vista insormontabili. Dove sta la tua umanità Ghiro? Pensi veramente di poterti comprare l’opinione pubblica con i tuoi 1000 franchi intrisi di intolleranza?

Filippo Contarini