“Io e Matteo Pronzini siamo molto più preparati di Zali sul tema della previdenza”. Intervista a Giuseppe Sergi (Prima parte)

“Io e Matteo Pronzini siamo molto più preparati di Zali sul tema della previdenza”. Intervista a Giuseppe Sergi (Prima parte)

Maggio 13, 2018 - 22:15
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La prima parte della nostra intervista a Giuseppe Sergi.

Nei giorni scorsi abbiamo incontrato il leader dell’Mps (Movimento per il socialismo) Giuseppe Sergi, già granconsigliere e per molti anni figura di spicco del mondo sindacale. Nell’incontro abbiamo affrontato con Pino Sergi diversi temi, realizzando un’intervista a “tutto campo”.
Qui di seguito pubblichiamo la prima parte dell’intervista, incentrata sulla battaglia delle Officine FFS di Bellinzona, sul fallito referendum sul semisvincolo, ma ovviamente anche sul tema di maggior attualità, visto che settimana scorsa proprio il granconsigliere dell’Mps Matteo Pronzini è stato definito “ignorante” dal presidente del Governo Claudio Zali, in merito alla discussa tematica delle pensioni dei Consiglieri di Stato.
 
Giuseppe Sergi, una delle battaglie su cui vi siete profilati recentemente in Gran Consiglio è stata quella sul sistema pensionistico dei consiglieri di Stato. La scorsa settimana il vostro parlamentare Matteo Pronzini è stato criticato dal ministro Claudio Zali, in occasione della risposta ad una sua interrogazione e tacciato di essere “ignorante” in materia di  sistema pensionistico. Pensate di aver affrontato la questione con leggerezza?
No. Siamo convinti di avere ragione al 100%. Riteniamo questa vicenda ancora più grave della vicenda dei rimborsi. Ora, vedendo quanto accaduto sui rimborsi, è sorto uno schieramento difensivo dei partiti e pure della stampa.
La nostra critica è piuttosto chiara: non esiste un sistema pensionistico per il Consiglio di Stato e la pensione che i consiglieri di Stato ricevono, vale a dire, al massimo degli anni di presenza in Governo, il 60% dell'attuale salario, è un vitalizio, un trattamento di fine carriera. Questo non è un sistema pensionistico. Non esiste un fondo pensione del Consiglio di Stato per cui possano valere le stesse regole della cassa pensione. È quindi discutibile il fatto che si possano prelevare soldi per costruirsi la casa. Chiunque ha una cassa pensione sa che ogni anno riceve un certificato di assicurazione in cui è indicata la somma prelevabile per il finanziamento di una casa. Qual è la somma che il consigliere di Stato può prelevare? Sulla base di quale legge? C'è qualcuno che può mostrarcela?
 
Il Consiglio di Stato martedì ha però ribadito che una base legale c'è...
La legge sulla previdenza professionale non è applicabile alla rendita dei consiglieri di Stato.
I consiglieri di Stato si sono attribuiti oltre a quanto prevede la legge, questo riguarda anche la cosiddetta rendita ponte. Per i dipendenti del Cantone ad esempio corrisponde all'80% della rendita Avs di base. Questa rendita ponte è stata progressivamente ridotta: una volta era del 100%. Per il Consiglio di stato è sempre rimasta al 100%.
Se si dice dunque che c'è un’analogia con la cassa pensione, allora la si applichi in tutto. Non si possono inventare le regole.
 
Voi chiedete che la pensione del Consiglio di Stato rientri sotto quella dei dipendenti pubblici?
Credo che questo sia uno dei motivi per cui si sono tanto arrabbiati. È già previsto, ma da tre anni non si fa nulla, nonostante il progetto sia pronto. Se dovessero rientrare sotto la cassa pensioni dello Stato per loro sarebbero finiti una serie di privilegi.
Il fatto che debbano rientrare sotto la cassa pensione vuol dire che attualmente non vi sono. “L'ignorante Zali” ha fatto un elenco di articoli di legge che nessuno di quelli che ascoltava, in Gran Consiglio, conosce e che non vogliono dire nulla. Anche il direttore del Corriere del Ticino Fabio Pontiggia scrive che qualsiasi membro che fa parte di una cassa pensione può ritirare dei soldi per finanziare la propria abitazione. Ma i consiglieri di Stato non fanno parte di una cassa pensione! È una cosa che sfugge ai più. Posso capire che l'argomento sia complicato, ma mi sorprende che il Gran Consiglio non ne capisca niente, visto che è da anni che modifica le regole della cassa pensioni dei dipendenti pubblici a sfavore dei lavoratori. Vi è anche una valenza politica in questo. Si sta discutendo di diminuire del 15% le rendite dei dipendenti del Cantone, dopo che già cinque anni or sono, con l'adozione del nuovo regolamento, erano state diminuite, in particolare modo per quanto riguarda i dipendenti sotto ai 50 anni. Dunque da un lato si tagliano le rendite ai lavoratori e dall'altro il Consiglio di Stato difende dei privilegi che non hanno nessuna base legale.
Su questo tema andremo avanti con ogni mezzo possibile, anche con azioni legali se necessario. Per ora aspettiamo di vedere se la Procura dirà qualcosa.
Io e Matteo Pronzini siamo pronti ad un dibattito pubblico su questo argomento in qualsiasi momento con Zali, così vedremo cosa sa lui sul sistema previdenziale. Sono convinto che siamo molto più preparati noi, che abbiamo fatto i sindacalisti per 20 anni e abbiamo a che fare tutti i giorni con casi di cassa pensione.
 
Sabato 5 maggio si è tenuta la Festa in Pittureria che ha ricordato i 10 anni dallo sciopero delle Officine di Bellinzona. Qual è il bilancio di questi 10 anni?
10 anni fa si volevano chiudere le Officine. Da 10 anni le Officine continuano ad esserci, garantendo centinaia di posti di lavoro e un reddito per centinaia di famiglie.  È stata garantita una presenza industriale che se fosse dipeso dalle FFS, ma anche dal Consiglio di Stato (che oggi sappiamo era a conoscenza già allora delle intenzioni delle FFS), sarebbe stata chiusa.
Oggi, come in tutte le lotte, si cerca di resistere. Era evidente fin da subito che le ferrovie non avrebbero “mollato l’osso”. Le FFS sono tornate alle intenzioni del 2008.
 
Ora c’è in vista la discussione sull'iniziativa “Giù le mani dalle Officine” e il probabile messaggio del Consiglio di Stato che prevede l’investimento di 100 milioni e il trasferimento. Voi intendete lanciare referendum sul messaggio?
Queste scelte spettano ai lavoratori delle Officine. L’Mps ritiene che quanto sta succedendo sia in contrasto con qualsiasi decenza democratica.  È evidentemente che non si può presentare un messaggio che prevede di vendere un terreno su cui sorge lo stabilimento e poi votare un'iniziativa che dice che questo stabilimento deve rimanere su quel terreno e svilupparsi. Un minimo di decenza democratica vorrebbe che prima si discuta e si voti l'iniziativa, che propone che le Officine rimangano a Bellinzona e sviluppare qui un centro di competenze, e poi, eventualmente, il messaggio.
Quanto si sta facendo attualmente non ha senso. Se il Gran Consiglio e il Consiglio comunale di Bellinzona (che sarà chiamato a pronunciarsi sull’investimento di 20 milioni, ndr) votassero a favore del messaggio e poi l'iniziativa venisse accolta è come se non l’avessero votato.
 
In autunno si voterà la vostra iniziativa?
Lo speriamo, ma non dipende da noi. Si sarebbe già dovuto votare. Non ho mai visto un’iniziativa popolare che da dieci anni non è sottoposta al popolo. Per di più negli ultimi anni il “congelamento” dell'iniziativa è stato giustificato con il fatto che c'era il progetto di Centro di competenze e che erano stati presi degli accordi. Ora, dopo tre anni, si viene a dire che tutti quegli accordi non valgono più niente. Dunque è urgente che si metta al più presto in votazione l’iniziativa popolare del 2008.
 
Nel 2008 la mobilitazione dei lavoratori dello Officine raccoglieva un consenso politico trasversale e importante. Oggi c’è più isolamento?
Come tutte le mobilitazioni sociali vi sono degli alti e dei bassi. Ciò vale in campo sindacale, dei diritti dell’alloggio o della scuola. Non credo che sia più difficile oggi difendere dei posti di lavoro in Svizzera, di quanto lo sia in Francia, in Italia, o in Germania. È normale, la gente non può rimanere mobilitata per 10 anni.
Oggi è più difficile perché la crisi sociale è più profonda e la gente è più in difficoltà.
Ma sopratutto è cambiato il rapporto fra le FFS e il potere politico. Il potere politico ubbidisce alle FSS. Manca la pressione dei lavoratori che ha invertito questa tendenza. Oggi sono le FFS che hanno il coltello dalla parte del manico. Eravamo riusciti a toglierglielo, ma ora, sono riuscite riprenderselo, anche grazie alla collaborazione del Governo e del Municipio di Bellinzona.
 
Tre mesi fa assieme al Partito socialista, ai Verdi, al Pc ed altre forze avete deciso di lanciare il referendum contro il semi-svincolo di Bellinzona. Referendum che non è riuscito. Che bilancio si può trarre? La tematica non interessava o c'è un problema organizzativo nella sinistra nella raccolta delle firme?                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Per quanto ci riguarda la capacità di raccolta firme è la stessa che in passato, se non superiore. Quando noi lanciamo una raccolta firme ce ne assumiamo la responsabilità e ci impegniamo a fondo.
In questo caso i Verdi hanno annunciato il lancio del referendum e noi abbiamo aderito al comitato, impegnandoci a raccogliere un certo numero di firme. Poi i Verdi hanno fatto l’accordo con Matteo Cheda per introdurre la raccolta a pagamento di firme, cosa che ci vedeva contrari, tanto che siamo usciti dal comitato. Eravamo contrariati, ma abbiamo raccolto 600-700 firme. Siamo forse gli unici ad aver fatto la nostra parte. In quel momento poi quella non era la nostra campagna principale. Eravamo impegnati sul referendum sulla riforma fiscale,  campagna su cui i Verdi si sono impegnati tutto sommato poco.

Perché invece siete completamente contrari al fatto che vengono raccolte firme a pagamento?
Noi interpretiamo le campagne come un fatto politico, non tecnico. In Svizzera i referendum e sopratutto le iniziative sono diventate un fatto tecnico: si fanno iniziative "a raffica", si raccolgono le firme, poi si resta fermi quattro anni.  Due mesi prima della votazione “ci si sveglia” e regolarmente alle urne si perde.
Noi invece quando lanciamo un’iniziativa e raccogliamo le firme conduciamo una campagna politica, come abbiamo fatto con l'iniziativa sugli ospedali o quella sul dumping salariale. Bisogna dare continuità, l’obiettivo non può solo essere quello di raccogliere le firme. Una persona pagata non cerca di discutere con la gente, di convincerla. Se non si raccolgono le firme di prima persona non si sa nemmeno qual è la reazione e non si misura il “polso” della popolazione.
Io ho capito che la votazione sulla riforma fiscale sarebbe stata combattuta proprio raccogliendo le firme.

Opinione liberale, il settimanale del Plrt, aveva scritto che anche voi avete pagato raccoglitori di firme. Come è finita la vicenda?
Abbiamo denunciato Opinione liberale. Abbiamo avuto un primo tentativo di mediazione venerdì 4 maggio. Abbiamo semplicemente chiesto che Opinione liberale scrivesse che non è vero quanto avevano scritto, visto che noi non abbiamo mai pagato un solo centesimo per raccogliere le firme. Se ciò non fosse il caso andremo avanti e chiederemo una condanna di Opinione liberale.
Non potranno mai dimostrare che noi abbiamo pagato un solo centesimo per i “raccoglitori” di firme.

Questa è la prima parte dell’intervista. La seconda parte, in cui Giuseppe Sergi parlerà delle elezioni cantonali 2019, delle alleanze politiche con le quali l’Mps affronterà questo appuntamento e la posizione della sua formazione politica sul discusso progetto “La Scuola che verrà”, seguirà prossimamente.