È morto colui che ha visto gli zingari felici apettando Godot

È morto colui che ha visto gli zingari felici apettando Godot

Agosto 17, 2018 - 23:48
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Si è spento a Bologna Claudio Lolli, assieme a Pierangelo Bertoli principale rappresentate dei "cantautori-militanti", vincitore del Premio Tenco nel 2017.

Mentre l'Italia è sconvolta per il crollo del ponte di Genova, a Bologna, la "grassa", senza clamore si è spento un poeta e militante politico, poco conosciuto, che non è mai riuscito a scalare le classifiche ai primi posti, anche se è stato omaggiato dal Premio Tenco proprio nel 2017.
Simpatizzante di quella sinistra extraparlamentare (che una volta era extraparlamentare per vocazione, per scelta e strategia politica, oggi solo per i suoi pessimi risultati elettorali che le permettono a mala pena di raccogliere lo zero virgola qualcosa), Claudio Lolli è stato uno dei cantautori più interessanti, negli ultimi 40 anni in Italia. Con il modenese (e bolognese d'adozione) Guccini condivideva il produttore e il manager Renzo Fantini, con il reggino Pierangelo Bertoli condivideva quell'idea di cantautore militante, fatta di rabbia, denuncia e dolcezza, con il milanese Vecchioni condivideva la professione di docente al liceo, con il milanese Gaber e il genovese De Andrè condivideva il cantare contro la morte dell'anarchico Pinelli.
Claudio Lolli, classe 1950, morto a 68  anni, in quella Bologna che l'ha visto muovere i primi passi "all'Osteria delle Dame", dove nei primissimi anni '70 conosce Guccini e il suo manager Renzo Fantini e dall'osteria si approda all'Emi, una delle major dell'industria discografica mondiale, etichetta dei Beatles e dei Pink Floyd, oltre che di Guccini e Mina.
Ed è subito "Aspettando Godot". Siamo nel 1972 e l'album conteneva brani come "Angoscia metropolitana", "Borghesia", "Quelli come noi", ma soprattutto "Michel", il suo racconto, un po’ intimistico e un po' nostalgico sull'amicizia, che è divenuto uno delle canzone più famose di Lolli.
Poi a raffica l'anno successivo esce l'album "Uomo in crisi. Canzoni di morte. Canzoni di vita." e dopo due anni ancora un album in studio "Canzoni di rabbia" e siamo nel 1975.
Il 1976 è l'anno della consacrazione per Claudio Lolli con il disco "Ho visto anche degli zingari felici", per poi bissare (anche se con molto meno successo di vendite) con, nel 1977, "Disoccupate le strade dai sogni", che contiene "Incubo numero zero", vero inno contro la socialdemocrazia (".... con un megafono su un autobus rosso, un cristo uscito dal circo Togni, comincia un comizio con queste parole, disoccupate le strade dai sogni, ... decentreremo il formaggio, ...per contenerli in un modo migliore, ... possiamo fornirvi... un falso diploma, una ventiquattrore, ...ed ogni carogna che abbia altri bisogni, dalla mia immensa bontà sia trafitto, ..."). Lolli nella Bologna e nell'Emilia Romagna anni '70, dove al potere ci sono i "miglioristi"del Pci, si schiera contro e sposa quella sinistra movimentista che voleva "l'immaginazione al potere" e invece si ritrovava al potere, gli eredi del "Migliore", che avevano trasformato quella piana padana appena sotto il Po, nel più significativo laboratorio socialdemocratico italiano, anche se lo si chiamava comunista.
Se Guccini cantava la "Primavera di Praga" ed "Auschwitz", Claudio Lolli e Pierangelo Bertoli cantavano il dissenso alla svolta socialdemocratica (avvenuta soprattutto in quella terra ben prima della Bolognina di Achille Occhetto), dissenso a quella malsana idea di progresso fatta di nucleare e industrialismo ("Eppure soffia" di Bertoli o "Angoscia metropolitana" di Lolli). Bertoli e Lolli rappresentano i "cantautori-militanti", più di tutti i loro colleghi, utilizzando le canzoni come forma politica. Ma se il primo ha fatto della semplicità e linearità della sua discografia la sua impronta identitaria (orgogliosamente rivendicata nella sua più bella canzone "A muso duro"), il secondo ha cercato nuove forme di narrazione e suoni fra il tardo psichedelico e l'uso quasi sistematico di sax.
Se gli anni '70 sono stati gli "anni di piombo", gli anni '80 sono stati "anni di merda" (citando il grande Oliviero Beha) e nel "rigurgito" degli anni dello yuppismo, per Lolli c'è una nuova carriera da intraprendere, quella dell'insegnante al liceo. Musicalmente l'83 lo vede protagonista dell'album "Antipatici antipodi" dove la copertina del disco verrà disegnata da quel "genio maledetto" di Andrea Pazienza. Poi le collaborazioni con lo scrittore Stefano Benni e il "poeta di Lucio Dalla", Roberto Roversi. Poi nel '92 esce "9 pezzi facili" che oltre ad alcuni classici della carriera di Lolli come "Incubo numero zero" e "Ho anche visto degli zingari felici", contiene "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi" canzone tratta dalla famosa poesia di Cesare Pavese, oltre "Tien an men" e "Vite artificiali".
Nel 2000 con l'album "Dalla parte del torto" c'è la reinterpretazione della band Gang di un suo vecchio successo "Borghesia", mentre proprio 10 anni fa, nel 2008, Luca Carboni e Riccardo Sinigallia riproposero "Ho anche visto degli zingari felici", riscuotendo un enorme successo e facendo conoscere il brano alle generazioni più giovani.
Come Lucio Dalla, Claudio Lolli ha dedicato delle canzoni a degli sportivi: nel 1983 il disco "Antipatici antipodi" contiene il brano "Villeneuve" dedicato al pilota della Ferrari di Formula 1, morto durante un Gran Premio (e Lucio Dalla nel 1996 nell'album "Canzoni" pubblicherà la canzone "Ayrton" dedicata a Senna deceduto ad Imola qualche anno prima), mentre nel 2006 nel disco "La scoperta dell'America", Lolli realizzerà il brano dedicato al "pirata" del ciclismo "Le rose di Pantani" (e Dalla nel 1998 nel disco "Ciao" pubblicherà la canzone "Baggio" dedicata all'ex giocatore della Fiorentina).

Di seguito vi proponiamo alcuni video su o di Claudio Lolli.